BULIMIA ed EMOZIONI

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BULIMIA ed EMOZIONI: condotte alimentari a rischio in situazioni di stress cronico

L’emergenza sanitaria e sociale di questo periodo ci pone di fronte alla sfida di riscoprire noi stessi, di fare ciò che avevamo rimandato a causa della frenetica routine quotidiana, di dedicare tempo alle nostre famiglie e soprattutto di ascoltare molto di più i nostri pensieri e le nostre emozioni. 

Stare 24 ore su 24 dentro casa, porta inevitabilmente a riflettere di più, e di solito, anche a causa della paura e dell’ansia diffusasi in queste ultime settimane, a concentrarsi maggiormente sugli aspetti negativi della nostra vita. 

Ho deciso così di scrivere questo articolo su i disturbi del comportamento alimentare, ed in particolare sulla bulimia. La scelta di parlare specificatamente della bulimia non è casuale. 

Sapevate che sono proprio le nostre emozioni, o meglio la difficoltà nel gestirle, ad essere uno dei fattori scatenanti e di mantenimento delle abbuffate?

Perciò, date le premesse sulla predominanza delle emozioni negative in situazioni come questa che l’Italia sta affrontando, mi sembra giusto approfondire un argomento scottante come quello della Bulimia. 

Bulimia, dal greco “fame da bue” o anche tradotta come la “fame dopo la carestia”, in ambito medico viene definita come Bulimia Nervosa. 

Cos’è che accomuna queste definizioni? 

Inizialmente, ricerche mediche hanno cercato di spiegare i comportamenti di restrizione e abbuffate attraverso disfunzioni ormonali. 

Sono stati scoperti, infatti due importantissimi ormoni, Grelina e Leptina, che regolano rispettivamente l’appetito e il senso di sazietà. La Leptina viene rilasciata nel nostro organismo nel momento in cui siamo sazi, infatti va ad inibire la sensazione della fame veicolata dall’ipotalamo; al contrario, la Grelina, quando rilasciata nell’organismo, ha il compito di aumentare la sensazione di fame, e, di conseguenza, di stimolare l’appetito.

Se la Bulimia, o altri disturbi alimentari, fossero totalmente spiegabili da fattori ormonali, il processo di cura sarebbe molto semplice, lineare e, nel 99% dei casi efficace. 

Purtroppo però, la biologia non riesce a spiegare tutti i nostri comportamenti e decisioni, in quanto, non siamo frutto solo di scompensi ormonali o di alterazioni biochimiche. 

Difatti, i disturbi alimentari hanno un elevato tasso di cross-over, che sta a significare che molto spesso la persona passa da avere un disturbo alimentare all’altro con una bassa percentuale di remissione della sintomatologia. 

Non a caso, entrambi gli ormoni si trovano ad essere dis-regolati in condizioni di stress cronico, portando a comportamenti non funzionali. Ad esempio, la leptina aumenta in periodi in cui siamo molto stressati e induce il nostro cervello a pensare di aver bisogno di cibi altamenti calorici e ricchi di grassi, quelli che oggi chiamiamo “comfort food”, forse anche per diminuire il nostro senso di colpa, in quanto la definizione “cibo spazzatura” ci farebbe sentire più a disagio. 

Infatti, lo stress è correlato e, spesso è causa, della scelta di cibi che normalmente non sceglieremmo. 

Questo non significa, però, che ogni volta che siamo stressate siamo giustificate ad ingerire cibo spazzatura, tutto sta nella nostra capacità di regolazione. 

Ed ecco che si arriva a parlare anche di un altro fattore psicologico che è stato delineato come un fattore concorrente alla genesi di condotte alimentari sbagliate quali le abbuffate, ovvero la gestione delle nostre emozioni, soprattutto le emozioni negative. 

Vi è mai capitato di avere una giornata storta, triste o durante la quale vi siete arrabbiate, e, di esservi rifugiate nel cibo? 

Fateci caso quando succede, perché sono proprio le nostre emozioni, o meglio l’incapacità di gestirle, di viverle ed accoglierle a pieno, a non permetterci, spesso, di regolare le nostre condotte alimentari. 

Questo non vuol dire che non bisogna mai concedersi un pezzo di cioccolata in più, un piatto di pasta o un dolce a fine pasto, ma vuol dire cercare di trovare un equilibrio tra le nostre emozioni e i nostri comportamenti. 

Altrimenti si rischia di agire senza riflettere, di mangiare non un pezzettino di cioccolata in più, ma un’intera barretta, e alla fine saremo talmente piene e disgustate che si innescheranno in noi sensi di colpa, che a loro volta, ci porteranno ad acquisire comportamenti non funzionali per la nostra salute e ad entrare in un loop che si autoalimenta e dal quale è difficile uscire. 

Era da mesi che volevo scrivere questo articolo da farvi leggere, ma, essendo un argomento altamente delicato ho più volte rimandato. 

Ora, penso che sia il momento giusto, e che leggere queste parole possa esservi di aiuto nell’affrontare queste settimane. Non avere più una routine può dissestare i nostri equilibri ed innescare più facilmente comportamenti disfunzionali. 

Ecco perciò 5 consigli, che potrete utilizzare: 

  1. Cercate di non acquistare prodotti spazzatura; meglio non averli in casa, se non vuoi cadere in tentazione! 
  2. Se avete bambini, e quindi, è più facile che vi richiedano merendine, cioccolate o dolciumi vari, provate a coinvolgerli nel fare dolci o biscotti insieme, utilizzando prodotti semplici e genuini. 
  3. Cercate di programmare la vostra giornata, inserendo sia quelle attività che rimandavate da tempo, sia dell’attività fisica all’aria aperta.
  4. Sappiamo che stare tutta la giornata in casa, ci porta a mangiare più facilmente fuori pasto; perciò fate più snack ma magari diminuite le porzioni. 
  5. L’ultimo consiglio è il più difficile, perché non riguarda qualcosa di pratico, ma presuppone l’ascolto di noi stessi. Prima di aprire il frigorifero o la dispensa e mangiare impulsivamente la prima cosa che ci capita di fronte, proviamo a riflettere se quel comportamento è innescato da un reale senso di fame o se semplicemente è dettato da un’emozione o un pensiero negativo che ci è passato per la testa. Gli psicoterapeuti in questo caso consigliano anche di tenere un diario, che chiamano ABC comportamentale. Dove A sta per antecedente, B per comportamento e C per conseguenze. Questo potrebbe aiutare a capire quali sono le reali motivazioni dei nostri comportamenti. 

Quindi per tutta la community di love yourself, rimango a disposizione se avete ulteriori domande,

un abbraccio 

Giulia 

 

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